mercoledì 17 aprile 2013

Le cose e le parole


Le cose hanno innumerevoli pregi a fronte di qualche difetto. A due mesi circa dalle elezioni, a un punto di pil di perdita, a consultazioni avvenute, siamo qui, belli come allora, con i soli presidenti di Camera e Senato eletti (la mia vita non è cambiata dopo la loro elezione, lo ammetto). E scusate ma è poco. Chi chiede di far presto è uno che rema contro (no non parlo della Camusso, lei può dire quello che vuole, ha talmente tante azioni del pd che si può permettere un po tutto), chi parla della fede come atto spirituale e non passaporto politico o indica una figura come la Finocchiaro, inopportuna nel ruolo che le si proporrebbe, è un miserabile.

Tutto questo fa parte delle proprietà delle parole, delle idee, delle opinioni. Non fa parte delle proprietà delle cose.

Quasi quotidianamente, Renzi indica cose fatte a Firenze in qualità di sindaco. Certo non sarà il primo, non sarà l’unico, ma gli asili nido sono cose. i mercati messi a posto sono cose. Ad Adro, ci fu un imprenditore che versò anonimamente 10000 euro per dare da mangiare ai ragazzini che non potevano permettersi il ticket della mensa. Quella è una cosa.

Un difetto delle parole e delle idee è che siamo culturalmente inclini a considerarle figlie di qualcuno, di chi le pronuncia, di chi le espone, di chi le scrive e le condivide. Questo ci porta inevitabilmente a considerare prima il padre/madre e traslare successivamente il giudizio dato al genitore sulla figlia, l’idea. Diamo ai figli le colpe dei padri. Nella migliore delle ipotesi, proponiamo i figli come bandiere di questa o quell’altra parte.
Non abbiamo o non usiamo una “ruota degli esposti” delle idee, non accettiamo idee orfane, non le valutiamo per quello che sono. Questo atteggiamento ci porta spesso a “bollare” di qualche “ismo” l’idea stessa con il risultato di esaltarla negandone pecche spesso rimediabili o affossarla in quanto espressione “degli altri” rinunciandone ai vantaggi.

Certo, anche le cose hanno padri e madri, ma sono cose, si toccano. I bambini all’asilo ci vanno, mangiano, possono valutare la mensa, l’attività formativa, la struttura dove stanno crescendo.

Alla fine, le cose che noi, persone e non solo corpo elettorale, chiediamo alla politica, non sono alchimie, sono cose. E se la politica è sorda ed autoreferenziale senza alcuna esclusione, allora credo sia questo ciò che deve distinguere chi si riconosce nel progetto Renzi rispetto agli altri. A volte anche rispetto a Renzi stesso. Le cose.

Chi ha votato 5 stelle ha dato preferenza per un programma, per fare delle cose. Si trova senza aver fatto nulla, un paio di occupazioni sterili del Parlamento, ma nulla di concreto anche se ci sarebbe stata la possibilità. Hanno scelto di seguire una persona e non un programma. Questo è il grande limite che vedo. Mi piacerebbe che i Comitati Renzi non facessero la stessa strada. Non importa se Renzi decide di stare o no nel PD, quella non è una cosa. Con il job’s act si porta il lavoro al centro dell’attenzione, ma di convegni e dati istat tirati per la giacchetta da tutte le parti per dirci che la disoccupazione aumenta e non c’è lavoro non si sa bene che farsene.

E allora che i Comitati Renzi si concentrino sul lavoro, su progetti concreti per il lavoro, su sinergie usando strumenti che altri venerano ed abusano come la Rete, ma cose, che iniziano, finiscono, hanno un costo, un obiettivo misurabile, un inizio ed una fine e si possano toccare. Le idee non mancano. I contenitori delle stesse neppure.

il nostro modo di governarci, Repubblica, porta in se il concetto di cosa (Res)

Mancano le cose, smettendo una buona volta di giocare su centrosinistra si o no.

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