martedì 15 gennaio 2013
Pubblico questo piccolo brano pensando al PD ed a quanto sia necessario per me non tanto modificare e trovare strategie, desistenze, alchimie, quanto cambiare prospettiva. completamente.

"...Sara aveva frequentato l'Università per qualche anno con scarsa fortuna. O forse con molta fortuna. Psicologia, Scienze Politiche, Lettere, poi, durante una lezione, un professore particolarmente curioso, chiese ai ragazzi, cosa avrebbero voluto per essere felici. Mai domanda fu più importante per Sara. Non tanto per la risposta che si diede, quanto per il fatto che realizzò di non avere una risposta. Non ci aveva mai pensato realmente, studiava, lavorava per mantenersi agli studi, tutto secondo le regole.

Aveva cominciato a pensare alla felicità, a cosa volesse dire per lei, ed alla vera facoltà che avrebbe voluto frequentare. Voleva prendere una laurea, ma non una qualsiasi. Occorreva cercare la facoltà giusta, ma non la trovava.

Ingegneria per fare l’ingegnere, architettura per fare l’architetto, lettere per fare il professore. Più guardava i corsi di laurea e più si accorgeva che si studiava per fare qualcosa, per diventare qualcosa, per esercitare una professione.

Sara voleva un corso di studi che le insegnasse ad essere felice. Non voleva studiare per fare, ma voleva studiare per essere.

Non sapeva a priori se lo studio del motore a scoppio per diventare agronoma avrebbe potuto essere utile per essere felice, avrebbe potuto essere utile per fare il meccanico ed aggiustare un trattore. Ma non sapeva se aggiustare un trattore sarebbe stata la sua strada per la felicità.

Voleva un corso di studi che la aiutasse a guardarsi dentro, che le desse gli strumenti per capire cosa le occorreva per essere felice.

Aveva ormai realizzato che non voleva iscriversi alla facoltà di chissàchecosa, voleva iscriversi all'UNIVERSITA'. Voleva una Università e non decine di facoltà. Una Università dove potesse fare un periodo tarato sui suoi tempi per trovare la strada e poi, mettere nel suo carrello virtuale i corsi che sarebbero serviti, fatti on line, da non importa quale posto. Non le importava neanche la laurea di carta. Essere felice sarebbe stata la sua laurea. Una volta laureata e soprattutto felice, sarebbe stata a disposizione per fare il tutor, e come lei, tutti gli altri, in una sorta di immane epidemia.

Non voleva subire un professore, voleva poter votare chi le avrebbe insegnato, poter scegliere tra i docenti più votati. Non le importava del loro QI, voleva vedere solo il loro QF, il quoziente di felicità.

Non ci sarebbero stati esami a cui prepararsi o barare, la sua serenità sarebbe stata il voto sul libretto che non c’era, perchè non le sarebbe servito.

La sua tesi sarebbe consistita nell’invitare, se lo avessero voluto, docenti ed amici a passare un periodo con lei, voleva che si rendessero conto che quanto avevano fatto per insegnarle qualcosa l'aveva resa felice.

Non ci sarebbe stato nulla da discutere, solo da godere di quei momenti. Alla sua tesi non sarebbero stati loro a dare un voto a lei, ma sarebbe stata lei a dare un ringraziamento a loro. Loro avrebbero potuto gioire del numero di tesi cui avessero partecipato, sarebbe stato quello il loro curriculum, quante persone avessero reso reso felici.. Sara sarebbe stata solo una di quelle...."

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Informatico dal 1984, ho affrontato un po' tutti i settori. Ultimamente gestione progetti e analisi software. Da qualche anno mi occupo anche di turismo. Nel tempo perso ... scrivo :)