mercoledì 5 dicembre 2012

CONSAPEVOLEZZA ... è politica questa?
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Da sempre la cultura è stata la base del governo delle popolazioni, chi sapeva leggere e scrivere poteva decidere le sorti di un popolo. La chiesa come organismo di potere ha sempre detenuto e detiene ancora la capacità di creare cultura e pensiero, una volta chi poteva studiava chi non poteva permetterselo entrava in seminario. La più grossa rivoluzione è stato permettere a tutti di crearsi una cultura e la possibilità di studiare. Siamo così abituati alla scuola da dimenticarci che è stata una conquista dell’età moderna. Fino agli anni 50 in italia la percentuale di analfabeti era altissima, ora sta diventando altissima la percentuale degli analfabeti di ritorno, (cioè chi non è in grado di capire frasi poco più complesse di ho fame e ho sete) non tutto deve essere facile se si vuole ragionare. La scuola deve dare la capacità di trovare quello che serve per ragionare, non fornire una lezione preordinata e farla imparare a memoria.
Per restare nel mondo occidentale, perchè i paesi protestanti hanno un approccio alla consapevolezza ed alla responsabilità (ed all’alfabetizzazione) generalmente più alto dei paesi cattolici? Da sempre la lettura della Bibbia (e la sua interpretazione) erano demandate ai singoli. Nei paesi cattolici non era necessario, il Sacerdote la spiegava, come succede tutt’ora. Nessuna responsabilità.  Oggi siamo abituati a non sentire il peso (e la libertà) della responsabilità. Abbiamo imparato che il dubbio è pericoloso, che chi sta al governo non deve mai sbagliare, mai cambiare idea, dimostrare sempre di aver ragione e di aver avuto ragione. In caso contrario, gli altri hanno sempre avuto più torto. Ha senso tutto questo? Si in una società dove non esiste la consapevolezza che il bene comune è più importante della ragione del singolo. I padri della costituzione hanno messo nero su bianco che la possibilità di cambiare idea è un diritto, perché il Parlamento sia fatto di uomini e non di esecutori e questo a nostra tutela, non scordiamolo.
Abbiamo persone in Parlamento che hanno girato tutto l’arco costituzionale. Difficile pensare che per loro la libertà di pensiero sia preminente rispetto alla “poltrona”. Consapevolezza significa che aver sbagliato seppure in buona fede, può comportare il mettersi da parte e lasciar lavorare gli altri. La gogna non serve, l’esperienza è sempre utile, come le idee (ma sempre orfane). Ma le leve di comando si cambiano. E’ fondamentale tornare ad una idea di responsabilità. La nostra società si fonda non sul bene comune ma sul bene di pochi, le leggi non sono fatte per essere giuste ma solo per mettere paletti. bisogna creare le basi perchè il bene comune sia più importante dell’appartenenza politica e che chi non rispetta le leggi non possa cambiare le regole in corso d’opera. Maggiore consapevolezza significa meno leggi. Non servono.
La strada verso la consapevolezza è comunque fatta di regole. L’aumento delle regole significa un allontanamento dalla consapevolezza anche se sono necessarie.

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